martedì 26 ottobre 2010

Ascolta

Chiudo gli occhi e arrivano tutti, circondati da tutto. Una folla numerosa e chiassosa, impegnata a chiedere e, forse, a ferire. Nessun complimento, solo critiche, velenose.

Ci sono critiche buone, piccole gemme spinose difficili da inghiottire, ma quando le lasci andare scivolano giù e cadono nello stomaco borbide e dolci, ormai trasformate dalla tua intelligenza in frutti preziosi e ghiotti. Le persone si amano tra loro, in fondo. Alcune non lo sanno, ma hanno bisogno degli altri. Spesso in modo involontario agiscono in modo che i loro simili stiano bene, li riprendono con asprezza per far di loro persone migliori. Oggi la penso così, perchè mi va.
Ci sono anche le parole crudeli, malintenzionate. Possono arrivare dai nemici, oppure dal peggior nemico di ognuno di noi. L'avversario senza nome. Con quel suo viso nello specchio. Lo vedi solo lì e nella carta stagnola. Più di rado, lo incontri nelle acque di un lago o nelle pozzanghere meno inquinate.
Sei tu. Tu sei quei tutti malvagi che vogliono distruggerti, demolire pezzo dopo pezzo quello che gli altri hanno costruito con te.
Sei tu che fai domande. Tu che pretendi. Sempre tu che ti urli contro e ripeti le parole del vortice. Lo vedi quel piccolo tornado azzurro? Osservalo meglio. Metti bene a fuoco. Di cosa é fatto? Sono forse parole quelle? Il vento le muove in circolo, ma anche in avanti, indietro e in tutte le direzioni. Risultato? Ti sbattono contro. Per quello ti ritrovi piena di lividi, altro che sbornie! L'assurdo è che questo disastro atmosferico lo hai creato tu, con la tua perfida materia grigia! Chiedi, pretendi, contesta. Prova sempre e solo a migliorare.
Meccanismo diabolico, va a braccetto con un malefico circolo vizioso. Sto usando troppi aggettivi? Sono sicura che puoi saltarli, ti immagino agile e svelto tra le parole delle persone fumose. Fumose, non famose. Potrei anche dire polverose, ma sarebbe anacronistico dato che mi lavo spesso. Però mi avvolgo in quel fumo, non mi capisco e gli altri non possono entrare. Quindi sono fumosa, ma gradevolmente profumata.

Alla fine di questo pensiero sono sicura che ci sarà la luce a forma di cono. Diretta, indirizzata in un qualche punto dell'universo. Forse sull'India, che ne so. Ieri sera una ragazza ha asserito con fare sicuro che nella mia vita devo passare da lì. Certi ubriachi sono più creativi di altri. Una volta ricordo di aver detto che vorrei fidanzarmi con il filosofo Epicuro. Che coppia faremmo! Uno fissato con il giusto mezzo e una senza né capo né coda! In realtà non so quanto siano attendibili le mie fonti – ricordi dal libro di filosofia del liceo e da un testo sugli epicurei acquistato a Firenze -, ma mi pare che Epicuro fosse un altro eccessivo, per questo si mise in testa di inventare una filosofia basata sulla misura.

Inventare una filosofia é un po' come costruirsi una seconda dimensione. In un certo senso, facciamo lo stesso scrivendo o recitando. Lo so. Il mio cervello è habitat di pensieri colorati e sconnessi, tutti studenti pigri, innamorati delle perdite di tempo e delle chiacchiere. Ogni giorno, alle parole dei miei interlocoturi si sovrappongono immagini di fantasia, a volta tanto intrusive da farmi il solletico. Per questo la signora del supermercato diventa un formichiere cattura soldi e la professoressa di lingue un'ape con la bacchetta magica.
Sulla carta però sono cupa e poco reattiva. Esprimo i pensieri quando sono dolorosi, in quei rari casi in cui non so trasformarli in fragole.
Impareremo.

Uscirne non si deve, il cervello che ti ritrovi devi tenertelo, non puoi portarlo dal meccanico. Devi solo decidere di farlo stare bene, di non torturarlo. Se lui sta male, lui sta male. Lui sta male, non tu. Aiutare fa bene, impararare a zoppicare dagli zoppi è una fesseria. Ti ho confuso, forse, non ti ho detto di chi stiamo parlando, ma non importa. Interiorizza quello che ti scrivo, dimentica la faccia dell'autore. Sono io che scrivo di me o io che scrivo per te, di te? Fregatene.
Prendi le parole e falle tue, se ti piacciono. Altrimenti dimmelo, che ci riprovo.
Dimmelo.

Dimmelo che impareremo.

1 commento:

  1. Che mondo sarebbe senza di te?
    Grazie per il tuo modo di farmi e farci chiarezza anche quando non riesco/riusciamo a trovarla.
    Sei una delle mie finestre aperte sul cielo.

    :*

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