lunedì 16 maggio 2011

Vite nuove: inventarsi per sopravvivere e salvare l'arte


Se la disoccupazione sale, la creatività cresce. Una curva matematica necessaria per i giovani d'oggi, ormai esperti nell'inventarsi nuove professioni, a partire dai loro interessi e con il supporto della tecnologia. Momenti di svago e vita professionale si fondono, i tempi si fanno fluidi con un doloroso addio alle otto ore lavorative. Gli amici diventano spesso contatti utili per diffondere i propri prodotti o servizi.

In realtà, già in passato sono stati numerosi gli esempi di professioni intraprendenti e spesso coraggiose, dalla dog-sitter, alla ragazza-torta per i party per arrivare al mitico uomo-sandwich del film The Sandwich Man (1966), uno dei simboli dell'allora nascente cultura pubblicitaria.

Si trattava tuttavia di fenomeni rari, lavori per superare un periodo difficile o per mantersi gli studi. Soprattutto erano professioni comunque legate a degli schemi abbastanza classici: si leggeva un annuncio su un giornale o una bacheca e si rispondeva, per poi lavorare con stipendio a ore, senza contratto. Nella migliore delle ipotesi, avevamo a che fare con una ditta di catering che offriva qualche servizio aggiuntivo alla fornitura di cibo e bevande per rinfreschi e ci pagava per intrattenere gli ospiti.

Con Internet il panorama si è allargato. Sono nati gli impieghi a domicilio, il telelavoro, i siti che pagano gli articolisti per redarre contenuti, ma soprattutto si è ampliata a dismisura la visibilità di ognuno di noi. Una manna dal cielo, anzi dall'informatica, per gli artisti e le menti creative, altrimenti costrette a reprimere la loro arte, in una società precaria che non compra quasi più quadri costosi o stampe da collezione. Su Internet è possibile associare la propria inventiva ai bisogni attuali.

Vi raccontiamo due esperienze di lavori particolari, ideati da menti aperte ed operose, capaci di sopportare l'assenza di un luogo di lavoro fisico. La prima viene dal Belgio, ma vive in Ungheria. La seconda vive a Firenze, ma ha l'Egitto nel sengue.

Hang Art, l'arte in affitto

Se nel ventunesimo secolo le persone sono poco stabili e tendono a cambiare sede di lavoro o casa, la soluzione ideale per non far loro rinunciare ad un ambiente piacevole e creativo sono i quadri in affitto. Nasce così Hang Arts, fondata dalla belga Julie Van Hemelryck, dal modo di fare dolce come il miele che dà il tono ai suoi capelli corti e lisci, determinata al punto da seguire il suo ragazzo dopo il trasferimento a Budapest, nonostante la palese barriera linguistica che le avrebbe precluso molte carriere lavorative. L'ungherese è infatti una delle lingue più difficili al mondo e per parlarlo abbastanza bene da usarlo nella professione possono servire anni di studio.

Julie ha pensato allora di ritagliarsi uno spazio nuovo. La sua idea fornisce una soluzione economica e poco impegnativa agli uffici che desiderano cambiare spesso il loro aspetto. Grazie ad un sito web piacevole e completo, in lingua inglese unito alla partecipazione agli eventi mondani della vivace capitale ungherese, la giovane creativa ha creato la sua nicchia di clienti, che si affidano a lei per una consulenza preliminare su quali
toni e stili siano i più indicati per i loro spazi, per poi scegliere opere e tempi di noleggio dei quadri. Che ha stile me ne accorgo già dall'abbigliamento. Veste in modo ricercato, ma indossa i suoi capi con la stessa semplicità con cui ammette di aver indossato un abito appartenuto in gioventù alla madre, che vive in Belgio. Il viso dolce e rassicurante, gli occhi svegli e il tono deciso, Julie sa come promuovere la sua attività al meglio. Grazie al suo lavoro, la preparatissima Julie rende visibili i lavori di un gruppo di artisti ungheresi da lei selezionati con cura tra i suoi preferiti, che ricevono una percentuale sugli affitti, oltre a riuscire spesso a piazzare i loro dipinti.

Lo Studio di Cleo e “Shu”, l'album-bracciale

Ci spostiamo in Italia e troviamo Iaia Cleo, pseudonimo di una cantante under25 con una spiccata vena artistica. Oltre ad aver aperto una bottega virtuale di gioielli fatti a mano, di grande successo grazie alla forma golosa dei suoi orecchini e all'originalità delle foto illustrative, Iaia ha anche creato un braccialetto che unisce le sue passioni: musica, tecnologia e creatività.

Si chiama “Shu” ed è un bracciale e un album musicale allo stesso tempo. Dotato di un simbolo grafico – un ideogramma cinese dai molti significati - e di un proprio profilo su Facebook, Shu veicola un progetto musicale di alto livello, creato da un altro brillante ed ingegnoso giovane amante della musica, Leonardo Barilaro. Leonardo ha scelto di dare un corpo diverso al suo ultimo album, quello del bracciale con penna USB e per realizzarlo si è affidato alla bravura di Cleo. Musica di qualità paragonabile al vinile, che esce da un braccialetto adatto a tutti i polsi e ad ogni abbigliamento, femminile e maschile. Una trovata per dimenticare i tristi dati di vendita dei CD.

E voi quali professioni fuori dai canoni conoscete? Raccontateci le vostre esperienze, o quelle dei vostri amici!

Siti di riferimento:

Hang Art:

http://www.hangarts.com/

Shu:

http://www.nullodiesinenota.com

Studio di Cleo:

http://www.myspace.com/lostudiodicleo

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