sabato 2 luglio 2011

Budapest, addio ai ponti

Ponte rosso

malinconico inizio di un giorno stanco
per i poveri costretti al cemento.
Vigore sprecato dei cani a passeggio
sbadiglia chi ha dormito all'addiaccio,
con la coperta ancora tirata sul volto
una maschera dalla vergogna.
Attese apatiche di un treno nemico
verso la condanna umana del lavoro.
I mendicanti non si alzano ancora.
Schiavi di abitudini libere dal progresso.

Ponte verde


Vite impregnate
Di odorosa cannella
Le lamentele
la fretta
I modi sgarbati
i caffè
la senilità.

Ponte bianco


tribù mescolate, rumore di accenti che fracassano
l'uno contro l'altro
ventiquattrore svelte e tecnologia popolare
sottopassaggi sporchi
pianole, monetine e bugie.
A pochi metri

un panorama
un po' rassegnato, 

in cerca di un prezzo per il suo vasto splendore

Ponte grigio

sicurezza di leoni
turisti indifferenti alle vite scorrono
intralciando
ricordi d'amore
Il castello sorride al Parlamento,
la città vecchia sorveglia quella nuova.

Ponte a freccia


facce paonazze,

pedalanti temerari,
schivano i pedoni
che come gas si espandono sul marciapiede.
Un'isola per una libertà incatenata,
vi morì una principessa
e tanti pensieri ispira.
Un urlo al Danubio
lo porterà a Vienna
e dove gli pare
insieme alle parole
di chi lo crede superiore a un fiume.
quando invece un fiume e solo un fiume sarà.

Ponte arcaico

il buio di sere troppo lunghe
Di un freddo che non passa.
Tra resti antichi cadono
i vetri moderni
di birre e liquori polacchi
Di stanze romane si fa di nuovo
l'uso che diede loro il nome.

Fantasie di leopardo cuciture impensate,

usi incomprensibili. Animali impagliati,
pattini a rotelle e vetrine impolverate.
Lenzuola ripiene di mele,

donne in trine
fiero il coraggio della tradizione.
Odore di mare, odore senza mare.

Una lacrima,
sapore di salsedine.
Ciao Budapest,
grazie di tutto.

1 commento:

  1. Quando ti manca, torna. Noi siamo qui!

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