mercoledì 25 luglio 2012

Tartacronaca Nr.2: Fuori il guscio! (Tartasaluto alla compare schiscetta)

Un vero amico, quando si trasferisce all'improvviso Oltralpe, non ti lascia solo lo shampoo aperto e un vestito. Ti lascia anche la bici.  L'amico straordinario, inoltre, pensa a quello che farai senza di lui e così in casa ti troverai una sacca di tela piena di fazzoletti. 
Come a dire: non mi hai voluto salutare, almeno ora piangimi (il comune di Milano ringrazia per PiangiMi, campagna PE 2012)!
A volte non ci sono parole e gli animali parlano meglio di me, perciò lascio la parola alla mia Tarta.
 C.

Faccio caso ora al nome di chiara ispirazione Maya. In ogni caso, se devi morire di raffreddore, almeno fallo con confezioni da NOVE fazzoletti (competono con l'Ungheria e i suoi pacchetti da 19 sigarette).

Tartacronaca da Milano, 25 Luglio 2012 - Ora comincia il bello. Quando la terra si fà dura, noi tartarughe iniziamo a scavare d'anticipo. Quest'inverno arriverà una gelata pazzesca, anzi è già iniziata in questi giorni.  
Gli umani si fanno ingannare dalle temperature alte, perchè sono troppo impegnati  per sentire che tempo fa dentro di loro. 
Dentro di me, ora, fa quasi freddo. Però ho un guscio, quindi non tremo. Anzi, mi travesto da Tarta-rock e vado in giro a spassarmela.
Is this the end of the world as we know it?!
No, è solo l'inferno: Bisceglie!
A volte scatto foto utili,
a vedermi non si direbbe.

Ho qualche fisima: sono regredita all'infanzia, da diversi mesi, e lo si evince dal numero di volte che uso "però", nonostante mi contenga. Per lo stesso motivo, non so trattenermi dal raccontare cosa mi passa per la testa.

Ultimamente non mi va più di parlare di business e di schiscette. Forse potrei valutare il lancio di un business di schiscette, questo sì.
[ (apro una parentesi)

La schiscetta, a Milano è una parola-jolly. O meglio, lo è per me! Se lo chiedi alle tartarughe del luogo, ottieni almeno due risposte:
1 - la schiscetta è il pranzo che ti porti in ufficio da casa e la puoi chiamare anche schiscia, o schiscét (forse così è scritto in ungherese);
2 - la schiscetta è un panino semplice e leggero, fatto a tasca.

Nel dopoguerra gli operai si portavano la schiscetta sul lavoro, cioè il panino da muratore o il tegamino col pranzo leggero cucinato dalle mogli. Un giorno hanno inventato le diete e ora tutti vogliono ingrassare portandosi gli intingoli al lavoro così poi possono andare dal dietologo e parlare dei loro sacrifici coi colleghi (che invidia, io non ho mai niente da dire). 
Quindi oggi chiamano schiscetta il pasto nel contenitore Hi-Tech
che scaldano nel Microforno-a-onde-elettrotossiche.
Il discorso potrebbe dirsi concluso e invece no, aggiungono che puoi usare "schiscio" per indicare una cosa da poco, o che la "schiscia" è la pietanziera in sé. Tutto questo per concludere che a Milano potrei vendere schiscette alle tartarughe lavoratrici. Però con la crisi son tutte disoccupate e non mi pagherebbero. Si farebbero fare lo stesso le unghie dall'estetista e lo vedrei e penserei "Ah, per quello i soldi ce li spendi e per darmi un euro schiscio-schiscio no?!". Ci rimarrei male e non mi va. Sicchè io stanotte non voglio parlare né di business, né di schiscette. Ergo sto zitta e scrivo sul blog].
Racconto che la mia compare-coscritta ha accettato una delicata missione in territorio straniero (e calcisticamente nemico). Via dalle schiscette, per un po' si ciberà di baguette, con le inseparabili barbabietole rosse, che le piacciono tanto.
Agli amici si vuole bene lo stesso, anche se hanno gusti opinabili.
Così saluta Milano, raccomanda di non cadere (chi la conosce riderà) e ci lascia a cercare grumolini di insalata* ancora incontaminati dallo smog, quelli salvati dalla creazione dell'Area C.

Ho appreso la notizia della dipartita con la calma caratteristica di noi tartarughe: alle tre di notte il cane mi batteva la zampa sul guscio per consolarmi mentre mi esprimevo in lingue ancestrali sul davanzale della cucina. Poi ha abbaiato: "Bel mugolio! Insegnamelo se hai tempo, però ora strilla piano, che devo dormire". Anche il cane va in ufficio e non per dire. Meno male che c'era lei (è femmina), è molto saggia.
Oggi mi sento meglio: riesco già a camminare per la città senza ripetere a voce alta "no, non è vero!". Stasera il barista cinese giù in piazza mi ha regalato un lecca-lecca al creme caramel, quando sono tornata dal "non saluto" alla mia coscritta. Ero entrata a prendere un tarta-caffè, che non esiste ma è buono lo stesso. Il giovanotto ha colto il mio regresso ai cinque anni e allungato un Chupa-Chups con prontezza. Sono oggetti difficili per una tartaruga, ma con l'impegno niente è impossibile.
Rincasata, sono uscita di nuovo.
In preda a un delirio da eccesso di milanesate, ho tentato di trasformare in tartarughese tutte le parole di cui l'amministrazione locale abusa per farsi auto-promozione. Di fronte a MItrovopropriobene ho lasciato perdere e applicato la barriera anti-messaggi subliminali.

E ora?
A questo punto non mi rimane che isolarmi dal fragore della raccolta del vetro (ore tre del mattino), dagli echi dell'esultanza per gli europei di calcio che abbiamo perso (ma ogni tanto qualcuno è talmente fuori da esultare lo stesso, da capo e come se avessimo vinto. O forse a Milano - ove tutto è meglio -  c'è l'eco più duraturo del mondo). Liberarmi anche dal montaggio del mercato la mattina con i successivi "3 meloni, 3 euro!" che mi martellano nel cranio per le venti ore seguenti. Soprattutto, non riesco a smettere di pensare: perché non un melone ad un euro, che ci faccio con tre poponi?
"Riempici la schiscetta e portateli a lavoro che ce li smazziamo" dice la tartaruga in carriera nella mia testa, con sfoggio di belle parole. (Forse c'è un motivo se vanno tutti in vacanza, non è normale avere animali in tailleur nella testa).

Sproloquio finale 
Ho iniziato confidandovi il mio regresso all'infanzia. Ebbene, ho capito che sono tornata una tartascema e piccola perché è il momento di crescere un altro po'. Avendo un margine di tempo per prima cosa mi sono ritirata dentro, ma presto uscirò fuori di nuovo. Più vecchia? Questo non è detto. Oggi un tipo mi ha risparmiato da un questionario stimandomi al di sotto dei ventun'anni, quindi ne dimostro così pochi che quando tornerò in società sarò ancora una poppante.

"Perché sembriamo sempre due ragazzine?" mi chiese una sera tardi la mia compare, in zona Milano Bovisa.
"Ti sei guardata? Mi hai visto?" 
"Gli zainetti non aiutano, mi sa." 
"No"
"A me serve" 
"Io ho il computer da portare dietro" 
"Hai cenato?" 
"Devo ancora pranzare!" 
"Mi andrebbe un gelato..."
Ciao amichetta, mi ritroverai più o meno come sempre, chissà dove ma come nella foto.
* Per le tartarughe i grumoli di insalata (la più interna al cesto, il cuore) sono un po' come il fondo di un cono gelato industriale per un occidentale consumista (cioè per tutti noi).

4 commenti:

  1. che grande eredità! pacchetti e pacchetti da nove fazzoletti... usali con parsimonia!

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  2. Riporto interessante spunto di riflessione di D.B:
    ma si può considerare il doner kebab una schiscetta??

    Caro D.B., mi sento di risponderti così: secondo te?

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    1. Il doner tecnicamente è pane arabo ripieno quindi può essere una schiscetta della tradizione! se non è così dimmelo o mi risponderò in questo modo x il resto della vita!

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  3. se la cadrega se persa, posso posso chiedere se qualcuno ha una schiscetta un po' legnosa che gli avanza?

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