giovedì 2 maggio 2013

Tardi


Pensandoti diverse volte negli anni ho immaginato mentre camminavo di incontrarti, 
riconoscere il tuo tra i volti senza ricordi che incontro tra i viali intasati di valigette. 

All'aeroporto tra le tante lingue sentire la tua, 
nuotando al largo, 
scambiarci nel correre sulla pista:
tu che vai verso sud, 
io incontro all'estremità opposta. 
Un giorno ho capito che non era vero, 
avevi promesso così come si soffia su una margherita: 
per gettare aria fuori 
carezzare una guancia con il vento. 

Smettere di credere fa bene, 
i sogni son tutti spariti, 
resta mica l'illusione, l'aspettativa. 
Cosa succede è bene, 
ché non accade non è mai stato, 
nemmeno nella testa e non manca. 

Alzare la testa per le vie: facile, adesso, 
mi vien quasi un colpo questa mattina quando appannato vedo te. 
Di chilometri tanti ne ho messi dal tuo ricordo, 
non troppi, forse, eppure credevo. 

Parole dove sono, vanno tutte altrove, 
a comporre una sola frase, banale, sbagliata. 
Destino? 
No, non c'è, 
solo un biglietto aereo e coincidenze maledette. 

Uno sguardo lungo, 
un saluto non potrà essere svelto, 
discorsi, sorrisi, domande, racconti e un abbraccio, serviranno.
Eri più bello nei miei ricordi
forse anche nel passato.
Gli occhi sempre quelli, via, via.
Un abbraccio, no. Ci si guarda.
Intesi. 
Si tira dritto: tu che vai verso sud, io incontro all'estremità opposta.

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