sabato 3 gennaio 2015

Quella notte a Londra, da Carl Marx (Parte 1)

Un disperato bisogno. Lo avevano avuto molte volte l'una dell'altra, ma mai in modo così reciproco e urgente come in quella lunga notte dalla luna voltata all'indietro, a nord di Londra. Una luna di miele per lamicizia tra Daniela e Marvel, il primo un normale nome di battesimo, il secondo un soprannome dato alla ventenne da un ragazzo conosciuto ai tempi del suo lavoro ad Elephant and Castle, in un locale dagli affari che definiremo poco trasparenti e comunque ben distanti dalla scritta "Club Sandwich" lampeggiante sull'insegna blu e fucsia. Secondo i più, Marvel era un'abbreviazione di "marvellous" e un tributo a una fattiva bellezza contraddistinta da infiniti capelli brillanti come il legno di un tavolo di mogano ben lucidato, una caratteristica che si addice al nome Margaret e alla parola "marvellous", almeno nell'universo culturale di chi è cresciuto leggendo romanzi dellOttocento. 


La ragazza, che brillava tra l'altro per via degli occhi color smeraldo, smentiva ogni volta con finto imbarazzo, accennando senza approfondire ad un episodio particolare, irripetibile e indimenticabile, che le era valso un appellativo cui si era affezionata e che aveva scalzato le sue credenziali ufficiali, ormai utili solo a scopo identificativo.
Daniela e Marvel erano di nuovo insieme a Londra. Accadeva ogni cinque anni, secondo Daniela. Di rado i loro ricordi si trovavano sulle stesse linee e infatti Marvel era sicura non si fossero viste lì più di due volte, del tutto dimentica di una parentesi non troppo felice della loro adolescenza in cui si erano praticamente ignorate per circa tre anni. Come sempre aveva ragione Daniela, la più riflessiva delle due, seppur distratta da una maniacale cura dei suoi capelli color miele e dall'attenzione a non tradire i colori di stagione raccomandati dalle passerelle. Erano entrambe italiane ma abituate a vivere dove le portavano il lavoro, lispirazione, le infatuazioni ideologiche, gli studi e, talvolta, i bandi europei. "Gli uomini non ti fanno muovere il culo ma l'Unione europea sì, eh?" aveva fatto notare Daniela alla coscritta due anni prima, quando da poco vivevano per caso nella stessa città, Roma, ed era appena informata del prossimo trasferimento di Marvel a Stoccarda, per un progetto di ricerca. Marvel alternava occupazioni nel sociale a grandi innamoramenti capaci di portarla del tutto fuori dalle sue aspirazioni, a svolgere professioni di ogni sorta. 
Di avventure ne avevano vissute tante, quelle due, alcune orchestrate a sommo studio, altre volute dalle forze elencate poche righe sopra - il lavoro, lispirazione, le idee, gli studi, i bandi europei -  ma niente le legò di più della nottata al cimitero di Highgate, sede sia della tomba monumentale, sia di quella autentica di Carl Marx. Un nuovo tipo di locale, insomma: Londra è sempre all'avanguardia in fatto di divertimenti, una città che non teme di varcare i limiti del blasfemo, del grottesco e del terrificante. Conveniente anche, talvolta: il biglietto era costato appena quattro sterline, ben al di sotto della media della City, con mappa gratuita da restituire all'uscita e una superflua raccomandazione: "chiudiamo alle cinque, dovete avvicinarvi al cancello entro le quattro e quaranta". Ne avevano riso di gusto, le due amiche: "Sono le tre, che diamine ci facciamo due ore in un cimitero". Smentirle fu un gioco di quelli di facile soluzione, per il tempo. Furono presto catturate dall'atmosfera tetra ma riflessiva del piccolo cimitero, con suoi angeli e le sue scritte attraenti, decorate e intrise di umidità fino ad assumere colori nuovi e incantati, attinti da tavolozze raffinate. Quasi ogni memoriale e ogni lapide sembravano degni di una piccola pausa, di un minuto di attenzione, delle loro congetture. Tirare a indovinare il passato dei defunti le divertiva quasi come i passatempi che inventavano a scuola e, ingannate dalla sensazione di avere di nuovo quindici o sedici anni, dimenticarono l'orologio, la vita, la voglia di andare a fare acquisti in centro. "Signora di belle speranze questa Miss Coolearth, eh?". "Guarda!" gridò Marvel indicando un punto sulla mappa e allungandola verso l'amica - secondo me siamo vicine alla vera tomba di Marx: cerchiamola!". L'idea le tentò nonostante fosse inauspicabile imbattersi proprio in quella lapide nel mezzo di un impervio boschetto tappezzato di tombe senza spazi vuoti tra l'una e l'altra, dove per giunta a far da padroni erano i rovi selvatici, cresciuti senza impedimenti. "Lasciamo perdere, è impossibile o quasi trovarla. Ci vorrebbe tutta la fortuna in dotazione per una vita intera ad una persona baciata dalla buona sorte e anche se bastasse quella che hanno dato a noi due preferisco non bruciarmela in una volta per una ricerca che in fin dei conti non cambierà niente nel mio futuro e credo nemmeno nel tuo!"
"Lo dici tu!"
"Hai ragione, ma non capisco nemmeno cosa ti faccia pensare di trovarla in questa fila di tombe piuttosto che in quella, in quell'altra oin una  delle decine che abbiamo di fronte e alle spalle!"
"Attenta! Ci sono i morti alle tue spalle!"
"Scema! Mi credi così impressionabile? Certo, restassi chiusa qui dentro me la farei sotto dal terrore, ma con la luce del sole, tu e la certezza di uscire tra poco...non ho niente da temere!"
"Giusto! Sposta un poco quell'edera che hai sotto il piede, secondo me è lì!"
"Lo senti?"
Risero. "Agotha Menphis. Il tuo naso ha fiutato dell'altro, una vecchia fiamma di Marx, magari! Dai, usciamo di qui ora."
"Ormai siamo nel mezzo agli sterpi, tanto vale cercare per qualche altro metro, mentre ci facciamo strada!"
"D'accordo. Guarda qui! Questa non ha scritto quei libri che ti piacciono tanto?"
"Sei seria? La signora qui è morta da duecento anni, quella che leggo io ha lo stesso nome, ma è viva e vegeta. Tra l'altro è americana, non inglese."
"Sarà sua nonna, allora!"
"Come no."
"Azzporca miseria! Mi devi un paio di calze, le ho appena rotte in questo ginepraio ed erano nuove! Mi esce pure il sangue!"
"Mi dispiace!"
"'ca miseria!"
"Dai le ricompriamo appena arriviamo in centro, così te le cambi subito, tranquilla!"
"Non è questo, è che mi sono impigliata, non riesco a muovermi! Miseria! Hai sentito? Era il campanello, penso, ci chiudono dentro!"
"Che dici, non è suonato niente! Ti stai agitando, non ce n'è motivo. Ti aiuto io!"
Nel giro di dieci minuti la ragazza fu  liberata dai rovi, le gambe martoriate dagli spini e pressoché nude, le calze stracciate dalla delicatezza macellaia di Marvell. "Poteva andare peggio" commentò, sempre ottimista. Daniela rispose con un grugnito. "Portami fuori da qui, dammi un caffè caldo, una sigaretta e un paio di collant interi, poi ti perdono tutto."
"Intanto puoi fumare, no?" osservò Marvel, senza la minima traccia di impazienza.
"Giusto. Me la voglio pure godere. Ecco, mi siedo qui, su Maria Smithfield, se vuole le offro un tiro, tanto a lei non può fare più alcun male!"
"Già. Peccato però, ci tenevo moltissimo a trovare la vera tomba di Marx!".
"Ma se non sapevi neppure che ce ne sono due! Poi dai, siamo serie, secondo te cosa l'hanno costruita a fare quella con la statua che abbiamo visto prima?
Boh!"
"Perché l'altra l'avevano persa!"
"In effetti"
"Secondo me è colpa del Comunista se occorre pagare l'ingresso per venire qui! Guarda che alla fine è un cimiterino, chi pagherebbe il biglietto per venire a portare i fiori sul rudere di una tomba?!Daniela parlava per non tradirlo, ma era sempre più nervosa.
Col consumarsi della sigaretta, poi, una sensazione inquietante crebbe in entrambe, mentre l'umidità cominciava a gocciolare sul verde acceso di un muschio che pareva sfidare la morte con le sue sfumature cariche di significati positivi, fortuna, speranza, denaro, tutto ciò che chi pernottava regolarmente lì dentro aveva perduto per sempre. 
Daniela non seppe trattenersi: "Hai sentito anche tu?"
"Cosa?"
"Il rintocco. Ci hanno chiuse dentro!"
"Il campanello suona almeno tre volte, prima che chiudano." osservò Marvell muovendo la mano con un gesto da fumatrice disinvolta che sembrava essere stato rubato inconsciamente dai film ambientati negli anni Sessanta e forse lo era davvero, visto che non fumava.
"Sì? Chi è il custode, San Pietro? Siamo in Inghilterra, pupa, sono abituati a rispettare gli orari e danno per scontato che gli altri facciano lo stesso. Gli italiani si attaccano!"
"Mi sa che ci attacchiamo e tiriamo forte, speriamo che la campana sia a portata di donne alte meno di uno e settanta!" la voce di Marvel tremava di certezza.
"Coraggio, non ci hanno chiuse dentro! Sono ancora le quattro e- lorologio la pensava diversamente - Sono appenale cinque e due minuti, vabbè che sono puntuali, st'inglesi, ma sono mica svizzeri!"
"L'hai detto tu ora che alla puntualità ci tengono!"
"Sì, ma sono anche delle persone ragionevoli, pazienti e accorte. Riusciremo senz'altro a farci sentire da qualcuno ancora nei dintorni, se davvero dovessero averci chiuse, cosa che escludo nel modo più assoluto.!"
"Come fai ad esserne tanto sicura?"
Il gabbiotto era ormai a cento metro da loro. 
"La signora all'ingresso ci ha viste ed ha sicuramente notato che le due italiane non sono uscite!"
"In effetti c'erano pochi altri, oltre a noi." 
"Lei, poi, aveva tutta l'aria di essere una persona gentile. Un poco marziale, quello sì, ma di buon animo!" proseguì Daniela, consapevole di star parlando troppo per l'agitazione.
"Chiuso! Il cancello è chiuso! Dani, che cazzo facciamo?"
"Moderiamo il linguaggio, che gli inglesi ci tengono, e bussiamo!" 
Bussarono sul legno spesso e gonfio di decenni di sopportazione del clima londinese, clima che per gentilezza definiremo poco asciutto.
Nessuna risposta.
...continua...

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