mercoledì 24 ottobre 2012

Tartacronaca Nr.8: Vattene, non mi dire addio

Muro estero di una casa in via monte altissimo, a Milano in zona Villapizzone
"Se vuoi andartene - mi ha detto Milano una domenica mattina - vattene e basta. Se vuoi cambiare citta' fallo, non addiarmi, se mi addii avro' il tempo di trattenerti e alla fine resterai"
"Ma come cavolo parli?"
"Senti come suona bene: AddiaMI! Naturalmente a te non e' concessa la liberta' di inventare siffatte forme verbali, ma la tua amica tartaruga lo fa di continuo. Serve un certo grado di..."
"Sbruffonaggine? Egocentrismo?"
"Avrei detto superiorita', ma non m'importa adesso. L'importante e' che tu abbia capito che non te ne andrai!"
Stavo camminando su un ponticello dalle parti di Piazza Conciliazione dove gia' al mio arrivo Ella si manifesto' alle mie orecchie. Penso che non ci passerò mai più per non correre il rischio che Ella mi parli di nuovo: la trovo inquietante, anche perchè non capisco da dove le escono le parole, se dalla guglia di Porta Garibaldi, quella che se la guardi vedi degli immaginari pipistrelli anche in pieno giorno o se dalla profondità delle metropolitane, da quel sottoterra che è la vera Milano, il suo stomaco.
In ogni caso sono andata avanti, ho lasciato che passassero le settimane sempre più determinata a farmi un periodo di riflessione in Toscana, così strutturato: torno a casa, mi pianto davanti allo specchio del bagno e mi osservo finché il tedio non mi avrà convinto a decidere. Quindi prendo la valigia e mi metto in viaggio.
In parte ho fatto così, ma dopo nove ore in terra natìa ho già appuntato un numero tale di impegni localizzati a Milano che non posso far altro che lasciar cadere le braccia: ha deciso Lei.

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