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Visualizzazione dei post con l'etichetta Budapest

Budapest, addio ai ponti

Ponte rosso malinconico inizio di un giorno stanco per i poveri costretti al cemento. Vigore sprecato dei cani a passeggio sbadigli a chi ha dormito all'addiaccio, con la coperta anco r a tirata sul volto una maschera dalla vergogna . Attese apatiche di un treno nemico verso la condanna umana del lavoro. I mendicanti non si alza no ancora. Schiavi di abitudini libere dal progresso. Ponte verde Vite impregnate Di odorosa cannella Le lamentele la fretta I modi sgarbati i caffè la senilità. Ponte bianco tribù mescolate, rumore di accenti che fracassano l'uno contro l'altro ventiquattrore svelte e tecnologia popolare sottopassaggi sporchi pianole, monetine e bugie. A pochi metri un panorama un po' rassegnato,  in cerca di un prezzo per il suo vasto splendore Ponte grigio sicurezza di leoni turisti indifferenti alle vite scorrono intralciando ricordi d'amore Il castello sorride al Parlamento, la città vecchia sorveglia quella nuova. Ponte a freccia ...

Mille camomille

"Interessante come decidi di non funzionare a dovere proprio quando mi serviresti di più." dissi al mio cervello un sabato mattina di un mese che non vi interessa davvero sapere quale fosse, di cui non ho intenzione di dirvi il tempo atmosferico in quanto non aggiungerebbe nulla alla mia narrazione. "Guarda che sei tu a ragionare male, o meglio a tenermi a riposo." "Ammetto di non capire le tue parole. Sei tu che pensi, io agisco di conseguenza, cervello mio!". "Ti faccio un esempio, capirai meglio. Adesso stai dialogando con me, che sono il tuo cervello. Ammesso che questo abbia senso, perché lo fai parlando a voce alta? Credi che io abbia le orecchie?". "No, ma se lo desideri puoi provare le mie, funzionano fin troppo bene." risposi io, rischiando di divagare per vantarmi delle prodezze del mio udito, in effetti quasi prodigioso. Bene, adesso che ho accluso queste informazioni così poco essenziali ve lo dico. Era marzo, le nuvol...

Amicizia vicina, amica lontana

Un sorriso tra finestre abitudine consumata e vacua. Una strada non è un abisso conoscersi è possibile ma non serve. Sei amico quando chiedi e dai, se puoi. Mi guardi triste e supero la paura per sorriderti tu non mi mandi a quel paese almeno. Il coraggio che ha la mia amica lontana che entra nella mia camera con la sua voce canterina vola qui vicina quando il potere dell'etere sposa quello della rete il computer non fa poesia ma la poesia si fa da sola. Mentre ti scrivo mi saluti dalla radio guardo fuori mi sorride il ragazzo triste alla finestra. Clà, per Iasmin