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Il collezionista

Ieri è venuto a trovarmi Martino. La prima cosa che ho pensato è che non lo vedevo da tanto, almeno due giorni, così gli ho detto: "Come sei cresciuto sembra ieri che eri uguale ma più basso!". Martino è quello che si può considerare un vero amico, nel senso più classico del sostantivo: un buono a nulla tutto cuore e poco cervello che, generoso nell'elargire consigli terribili e mai richiesti, si sente autorizzato a fare come a casa sua anche quando gli dici di starsene fermo nell’ingresso due minuti perché vorresti far uscire dalla finestra sua moglie che ti fai di nascosto. Martino, per completare il quadro, ti dice che i capelli ti stavano bene lunghi solo quando ormai li hai tagliati a zero (salvo averti esortato a lanciarti in un cambiamento radicale, la sera prima, dopo l’ottava pinta). Si sa, gli amici capitano, come tutto, in genere. Pensi di aver scelto una camicia, ma in realtà te la sei solo trovata davanti nel momento in cui eri propenso all’acquisto. Così s...

"Turista (a caso) per dieci minuti" O "Ghiaccio 82"

Oggi è arrivato il momento di fare mio uno di quegli esperimenti sociologici che in quanto tali sono validi se considerati come generatori di aria fritta* (NB: se ti metti a leggere le note, o meglio la nota, giacchè di una sola si tratta,  non leggi il resto, pensaci dopo). Devo premettere che mi irritano i turisti, anche tu, quando fai il turista, sappilo che mi irriti. Purtroppo il turismo non è solo una scelta di villeggiatura irresponsabile, omologata e nociva per le destinazioni di tutto il mondo, ma anche una malattia a diffusione endemica. Ciò implica che, presto o tardi, spesso o di rado, tutti siamo turisti, proprio come alle volte tutti, o quasi, siamo raffreddati, infetti, assetati o molesti. Capita a chiunque e non c’è da prenderla alla leggera, perché quando ti coglie un attacco di turismo, volontario o forzato dai familiari, diventi a buon diritto parte della comunità più insopportabile del mondo. Bene, ora che ho espresso con toni moderati la mia lieve intolleranza,...

Tartacronaca in corsa

SPACCIATORE DI CORSA Quando dicono che è una droga intendono dire che dà dipendenza. Evito di specificare che sto parlando della corsa, non vorrei passare per una persona monotematica: spesso parlo anche di quando collezionavo bustine di zucchero o dell'elefante di cartone che provai a costruire con le istruzioni di Famiglia Cristiana, ottenendo un coniglio su una mongolfiera, secondo il parere unanime dell'ospizio do ve dimorava la vicina e tutti i suoi amici, una bella banda che per qualche motivo costituiva il mio intero parco amicizie (mi sono poi resa conto che avrei perso tutti i miei compagni di giochi prima dei miei quindici anni. Per fortuna mi sbagliavo: la signora Tramontana è morta alla rispettabile età di 106 anni, quando ne avevo già 19). Se corressero davvero, saprebbero che non solo dà assuefazione ed euforia, perché anche questo lo considerano, va detto, ma anche produce bellissime allucinazioni, rarefà i pensieri, rende nitide le sensazioni, at...

Tartacronaca di un amore finito

Erano passate da poco le cinque ma era già giorno, essendo ancora autunno, e il chiarore si spandeva sulla condensa notturna colata sopra le stradine del centro di Siena, dove camminavo di buon passo, di buon passo lo aggiungo per lasciare ai lettori il tempo di sospirare al nome della cittadina toscana, mentre questo altro inciso serve a dare qualche secondo di fiato preparatorio in vista del gra nde sospiro che seguirà la menzione di Piazza del Campo, accidenti me la sono bruciata prima di arrivarci. Attraversai piazza del Campo (fate quello che dovete) e pensai che dopotutto alla Torre del Mangia, si chiama così, preferisco quella di Palazzo Vecchio a Firenze, anche se "l'è più bassa", ma entrambe non posso fare a meno di guardarle e lunghe sono le teorie su questo interesse inevitabile per l'occhio, purtroppo inopportune da citare in questa sede. Uno sbadiglio mi fece considerare che forse avrei potuto aspettare mezzogiorno a lasciarlo, non c'era...

COME DISEGNARE UN CERCHIO COL COMPASSO

Vorrei saper disegnare. Vorrei saper disegnare qualcosa di più di un cerchio col compasso. Non nel senso che vorrei imparare a disegnarci i quadrati e nemmeno le peonie o la caricatura di Dante, con il compasso. Anzi, per essere precisi non vorrei imparare, vorrei proprio saper disegnare, punto. Anzi, non punto: saper disegnare….qualcosa di più di un cerchio con il compasso. Sia chiaro, non che io aspiri a disegnare dei tondi felici mentre scorrazzano con i loro compassi al guinzaglio, anche se in questo ci vedo un parallelo con il nostro ammaestrare la natura che ci ha creato, o dio. Oddio, ma di che parlo. Vorrei essere capace di disegnare, ma non un cerchio perfetto, da volteggio di compasso. E nemmeno vorrei essere capace di disegnare un cerchio perfetto senza compasso, perché allora mi direbbero: "di cognome fai Giotto!". Se mi chiamassi Giotto di cognome, però, il mio nome sarebbe "Uhm", che è come di solito chiamiamo Giotto, se interpellati sul suo nome d...

Se a Capodanno pensi ai telefoni fissi o hai bevuto troppo o troppo poco

Mi mancano i telefoni fissi. La linea telefonica a casa, voglio dire. Prima ci facevo meno caso, l'ho presa come delle conseguenze della modalità di vita universitaria: lasci la famiglia per riparare altrove, nella città più vicina o più lontana possibile a seconda della tua smania di indipendenza e della simpatia della fauna locale, dove ti accomodi in un ambiente regolato dall' anarchia . L'ingresso in casa di uno sconosciuto alle tre del mattino, tanto per fare un esempio, rientra nella norma, mentre vedere un ladro sì che sarebbe strano: finireste col farvi una briscola, ché tanto in casa di studenti non c'è niente da rubare. In breve tempo, diventi uno di quelli che i programmi televisivi li segue una volta al mese, quando va appositamente a trovare i genitori. Ti abitui, inoltre, a farti durare le lenzuola fino a che non vai a guardare la tele dai tuoi, così, dici, la mamma ha abbastanza panni per un bucato consistente. Passa un intervallo di tempo compreso tra i...

Tartacronaca nr.22 - A cosa serve lo YOGA

Ricordo sempre con piacere il periodo in cui ho frequentato delle lezioni di Yoga. Medito spesso di riprendere ad andarci, avevano il grosso pregio di farmi concentrare in un'unica ora settimanale tutta la rabbia accumulata nei giorni precedenti. Senti il tuo corpo , esortava l'insegnante che non conosceva l'uso delle scarpe. Eccome se lo sento, pensavo io, tutta un ribollire di voglia di muovermi, di colpire in faccia qualcuno, di urlare nel silenzio innaturale di quel locale, di esclamare che è maleducazione stare scalzi in una stanza piccola in tanti, non è igienico. Rischiò la pelle, quella bella epidermide abbronzata al sole dell'India dove gli insegnanti di discipline orientali vanno insieme ai vegani, agli ascetici e alle femministe, tutte varianti dello stesso tema, mancano solo gli studenti di sinistra, anzi a pensarci meglio ci vanno anche loro, di solito, e tornano ché i loro volti smagriti dalle droghe sembrano asciugati dal digiuno imposto dalle Indie,...