Passa ai contenuti principali

Post

Bar Cavolo - Chi è l'ultimo discendente di Napoleone?

[SCROLL FOR ENGLISH] “Sai che l’ultimo discendente di Napoleone …” “Non dirmelo. E’ un…dromedario!” “No. Davvero è roba da non crederci, resterai sbalordita! Dicevo, l’ultimo discendente…” “Sì, sì. Napoleone, certo. Che poi questi discendenti…saranno veri? Come li trovano? Fanno il test del DNA? Abbiamo il DNA di Napoleone. Probabilmente sì, visto che è morto, di noia, pare, e che il cadavere è stato ritrovato. Anche avessero trovato solo il pettine che teneva nel taschino per  sistemarsi quei tre peli, vuoi che non ci fossero capelli attaccati?” “…non lo so…” “Almeno ci sarà stata della forfora! Ora, non per fomentare i luoghi comuni, ma i francesi non si distinguono per l’igiene impeccabile e perdonami davvero se sono superficiale fino a questo punto. A quei tempi poi…” “Davvero, non saprei, ma comunque l’ultimo…” “Guarda che poi la forfora non è mica indice di sporcizia!” “Beh…” “Sì, certo, se ne hai tanta è disgustoso, ma può venirti anche se ti strofini ...

Day 1. Starting point.

Only 231 pages to go. Let's start translating.

10 tipi di articoli per avere successo sui social media - 10 types of articles to hit the big thing on social media

[ENGLISH BELOW]  Il metagiornalismo è una cosa molto divertente. Per esempio puoi scrivere un articolo e intitolarlo "10 tipi di articoli per sfondare sui social media” che è a sua volta un modo di avere audience sui social media.  Questo venerdì, dopo una serata turbolenta, sono tornata a casa e senza alcuna ragione se non quella di scocciarvi, ho scritto un articolo sugli articoli che sfondano sui social media all’alba del secondo quinto del terzo millennio, cioè ai giorni nostri, quando il successo non si misura in copie vendute, ma in condivisioni nella pattumiera blu che si sta portando via i nostri anni migliori. “Vieni a vedere la luna piena?” “Sei matto? L’ho già vista quando ero piccola, voglio restare a casa a controllare Facebook, va che qualcuno si fidanza ufficialmente e mi sfugge!” “Va bene, ma dopo vieni a cena?” “Ho già cenato.” “Sono le sei, quando hai cenato?” “Lunedì.” “Ah, ok. Buona serata.” Riprendiamo il filo che già avete il tasso...

Are you writing about me?

"Are you writing about me?" asks Lukas, finally interrupting a staring-in-mute-mode lasting about ten minutes. "Sure." "Oh. I'm flattered! Seriously?" he's almost jumping on the little wooden chair. "No way." "Why not?" "Why should I?" "Am I not interested enough, for your standards?" "Yes, that's the reason." "What is that about, then? Aliens? Or maybe some stupid man you are dating with no hope, but observing his masculinity?" "Yes. Both." "I hate you, Abby." "I hate myself too, so we are in the same ship, Spider." Lukas likes to be nicknamed. We both stay quiet, he sipping his mango juice, me writing a sentence I will delete, just to find the balance again and stay in the writing dimension. It's really like standing on a single foot. You must reach a certain level of concentration, in order not to fell, or rely in the other foot. "...

Mi hai rovinato la vita!

"Buonasera" si fa per dire: tira burrasca, se questo scassabarattoli bussa a mezzanotte e venti. "La lavatrice. Ci da fastidio." "Innegabile." "A quest'ora non si può fare questo rumore con la lavatrice." "Se le dicessi che invece sto dando una festa andrebbe bene?" "Ti ho detto altre volte che non si..." "Non si devono fare le feste. Certo, ricordo. Ma se proprio accadesse tanto varrebbe che avviassi una lavatrice, no? Tanto fracasso per fracasso..." "Spegni la lavatrice, d'accordo?" "Volentieri. Le dò una tinozza allora." "Come?" "Così li porta giù e me li finisce di lavare lei." "Nella mia lavatrice?" "Se le dà noia la mia figuriamoci la sua: no, genio, dicevo a mano! Ah, importante: il vestito nero prima di tutto, che se non s'asciuga entro domani non posso partire. A meno che non me ne dia un altro lei, ma mi pare non sia il suo stile." ...

La finestra quadrata - The square window [From my novel]

Please, scroll down for the English [...] Ci fermammo a pochi passi da Ponte Vecchio. Mi voltai a guardare indietro senza una ragione altra da quelle scritte dalla natura nel nostro destino. In alto notai per la prima volta la finestra quadrata. Una vetrata a tutta parete, dal pavimento al soffitto, al primo piano del palazzo dalla vernice pastello dirimpetto all’ingresso del Ponte, alla fine di Via Por Santa Maria. Potevo vedere la sagoma di una donna. Anche se non mi era possibile vederne definiti i contorni, la immaginai sinuosa, infilandosi lenta e consapevole in un letto bianco, attesa e osservata da un meraviglioso uomo dai capelli sale e pepe. Mi piaceva molto dire “capelli sale e pepe” quando ero al liceo, per questo la mia fantasia lo fece così. Potevano fare qualsiasi cosa mentre intanto ci guardavano, noi e il resto del mondo. Quante persone attraversano il Ponte Vecchio in una giornata? Milioni. Da dove vengono? Da qualsiasi parte del mondo. C’erano inoltre gli abitant...

Ecco il motivo segreto per cui abito a Budapest

Gli alternativi le pagano tutte, le loro manie di distinguersi e lo stesso succede a quelli che non hanno nessuna alternativa in mente, ma godono come disperati dal mostrarsi strani, dal disprezzare ciò che sembra piacere a tutti. Nelle ultime settimane ho cambiato la risposta alla domanda che mi viene rivolta più di tutte dopo "Ma ti stai lavando i denti?", che è un po' con il meteo: sembra incredibile, ma ha una popolarità senza paragoni. Siccome abito all'estero e non a Londra, nemmeno a New York, a Parigi ,neanche a  Città del Vaticano - che quando ci andai la prima volta dopo mi gasavo di essere andata "all'estero" - quasi ogni giorno qualcuno mi domanda "Come mai abiti a Budapest?". Da una settimana ho smesso di inventare programmi di studio in università infratellate, gemellose o come si dice, di raccontare del lavoro che di là non c'è e qui figuriamoci ma io ce l'ho, di ricordare quanto la mancanza di questa città di stritoli i ...