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Apocalypse Soon

scorrere in basso per l'italiano   I live in Budapest, Hungary, where someone still dares to drink Corona, since, as far as we know, there are no cases here, at the moment. In my native country Italy, in stead, cases have been found and the number of infected people is higher every time I check the news. My con-nationals are answering to the “don’t panic” advice with pure panic, stocking the house with canned food and avoiding public spaces. I found myself thinking that if the end of the world is close, as they are making it look like, Italians are choosing to spend their last days eating beans and mais. Curious. Everybody thinks about death, sometimes. I hope that, if mine had to be sudden, in that moment I will look decent, wear lipstick as grandma thought me and nice clothes. It appears that for several people the rule is: don’t die with an empty stomach. Stock your cupboards, creeps. Even if in Budapest the phobia is at least for now not a thing, the virus still...

Mattino, stai zitto - Good morning and shut up

[Scroll for a terrible English translation] Buongiorno, ti vedo dal mattino. Forse dovreste risparmiarci, al mattino; saremmo tutti persone migliori, se il mondo non cominciasse a prenderci a schiaffi mentre inzuppiamo le fette biscottate - e se queste non si sfaldassero in qualsiasi liquido caldo inclusi il latte e il the per cui sono prodotte. LE MAIL Tipo, se devi mandare una mail per rifiutare una candidatura a quella posizione che stai offrendo, mandala a un orario in cui è socialmente accettabile per il candidato andarsi a fare un gin tonic . Fa molto più chic di una birra, meno snob di un Manhattan. I VICINI DI CASA Quando proprio non resisti alla tentazione di dire ai tuoi vicini che fanno troppo rumore la sera e che per i loro gusti musicali pensi di presentare la questione alla Corte dei Diritti dei Padiglioni Auricolari di Strasburgo, magari non farlo sull’uscio mentre stanno uscendo alle sette di mattina per andare a lavoro e ha già le stelle che girano al contrario...

Lettera agli obiettivi 2017

Cari obiettivi 2017, eravate come gli amici dovrebbero essere, secondo la saggezza popolare: pochi , ma buoni. Per vostra sfortuna, tuttavia, miei cari obiettivi 2017, tendo a privilegiare la quantità. Per infilarne almeno un paio avrei dovuto disporre di obiettivi in quantità: e invece. Concentrarsi va bene, ma il 31 dicembre del 2016 ero peggio del succo di pera 100%. Scrivevo (su Instagram, ma su questo meglio sorvolare, ché non mi fa proprio onore):  " Mi auguro un anno di libri e di scrittura, di deragliare meno dai miei interessi primari e di pagare la luce* con il necessario anticipo"  Sì, d'accordo e poi? Una volta a scuola mi assegnarono questo voto: "È pochino". Avevo scritto una sola frase, ma molto bella. Come Montale e Quasimodo, ma con minor presunzione. Me la presi a morte per quel giudizio e diventai una prolissa (se hai letto "una platessa": va tutto bene). Tuttora farmi postare un Tweet è come chiedere ad Omer...

Storia di un cetriolo diverso

Ungheria, interno notte illuminato a neon. Cassiera: “C’è un problema con il cetriolo” Gentile Cliente: “Sì, è troppo lungo credo che non c'entri. In borsa. Pazienza” La cassiera scruta la GENTILE CLIENTE per capire se venga dalla Luna o direttamente dall’interspazio. CASSIERA: “Ehm. Ho digitato per sbaglio il costo dei cetrioli normali.” ammette la CASSIERA del supermercato tedesco. GENTILE CLIENTE: “E questo evidentemente non lo è. Se aveste avuto quelli corti li avrei presi corti. Li preferisco corti.” Impassibile, la cassiera, che d'un tratto assume un aspetto teutonico, maneggia il cetriolo, trova l’etichetta e si scusa dicendo alla GENTILE CLIENTE: "Questo è “bio", costa di più". Qualcosa come venti centesimi di differenza. GENTILE CLIENTE ha già pagato la spesa e sono le ventidue, ora di chiusura del supermercato, per cui GENTILE CLIENTE si aspetta che CASSIERA alzi le spalle alla maniera degli ungheresi quando urtano un'altra auto parche...

Reading at Massolit for Budapest Friday Night Stories

Masha, also part of the Budapest Writers Lab, she invented the concept of Budapest Friday Night Stories

Piccoli divertimenti inutili: la collezione

INTRODUZIONE AMPOLLOSA La vita è fatta di piccoli divertimenti senza senso. Tutti seguono un arco narrativo non previsto dalla Poetica di Aristotele. Si inizia con la scoperta del trastullo di turno per tuffarsi ben presto in una fase di curiosità accompagnata da un pizzico di diffidenza e da una spolverata di dissimulazione: "giocare a Bingo, chi io, ma per chi mi hai preso?". Segue la fase entusiastica - che include il racconto ripetuto e dettagliato dell’attività in questione a chiunque faccia parte della nostra vita. Il soggetto è sempre più coinvolto nel suo innocente svago fino a raggiungere la fase maniaco-compulsiva ed è a questo punto irrecuperabile. SVOLGIMENTO  Diversi anni fa traevo una soddisfazione di qualche sorta dal collezionare bustine di zucchero. Sì, ho avuto una fase di negazione, sono tuttora tentata da scrivere che stavo scherzando, poche parole fa, quando vi ho confidato che una volta collezionavo bustine di zucchero. Poteva andare peggio, pensat...

Il figlio del vicino

L’unica persona che mi rivolge parola nel palazzo dove abito a Budapest è il figlio del vicino, un giovanotto sempre sull'attenti e con la tendenza a sopravvalutare le mie capacità. Il ché non mi disturba affatto. Oggi mi ha chiesto se ho combattuto in Russia e, in caso affermativo, se ho mai ucciso un uomo. Mi sfugge ancora per quale strano meccanismo della sua mente bambina, ma il piccolo Martin è convinto che io sia russa e a quanto pare anche abbastanza anziana da aver vissuto la seconda guerra mondiale, nonostante sia ben più giovane di sua madre e piuttosto mediterranea, per non dire italiana. Ogni volta che ci vediamo mi chiede se sono sempre “Claudia Neni” (Neni è come i bambini ungheresi tendono a chiamare gli adulti diversi dai genitori, ma si usa anche per le signore anziane) e io, che in effetti non ho ancora cambiato nome, annuisco e gli chiedo se lui è sempre Martin. Lui mi guarda perplesso e risponde che sì, certo, quello è il suo nome. Faccio domande stupide, no...