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Tartacronaca Nr.17: Budapest, AAA vetrinisti cercasi

Le vetrine ungheresi sono una meraviglia, meriterebbero un libro. Temo tuttavia che non lo leggerebbe nessuno e io sono troppo pigra per fare uno sforzo a perdere; un post è meno impegnativo e forse almeno un paio italiani che hanno vissuto a Budapest lo guarderanno (il mio migliore amico e una mia ex collega, oltre a un signore analfabeta che costringo a leggere tutto quello che scrivo, a voce alta, così posso prendere sonno mentre lui ripete "bababababababababa lllllll bababa". La elle sa leggerla, il resto lo trasforma nella sua sillaba preferita, ba). Frutto delle notti insonni di un team di designer tra i più talentuosi e modaioli, le vetrine dei negozi di Budapest puntano alla valorizzazione del tutto a scapito dell'esaltazione, e della visibilità, del singolo prodotto . Ecco allora scaffali straripanti, riempiti svuotando scatoloni interi di oggetti di varia specie, lasciandoti poi in una disposizione di finto disordine. Un'aggiunta di polvere assicura l...

Tartacronaca nr.16: Lehet jönni! (disordini ordinari in un supermercato di Budapest)

Una bottiglia di rosso, due cartoni di latte al cioccolato e un litro di tè alla mora: il tipo che mi precedeva nella breve fila all'unica cassa aperta nello Spar di Nyugati alle nove e trenta di sera si preparava a una gran serata. Immaginai di chiedergli come intendesse procedere: avrebbe guastato prima il vino o la bevanda da bambini? E, tanto per sapere, prevedeva di mettere in corpo anche qualcosa di solido, oltre a quel miscuglio poco invitante? Forse aveva i figli da guardare la mattina seguente e voleva accoglierli con una colazione decente, ma in casa teneva solo i biscotti perché lui, padre divorziato da alcuni anni e discreto bevitore, il latte non lo prendeva. Nella spiegazione trovava posto anche il tè alla mora, perfetto per la merenda di metà mattinata. Quella serata solitaria, invece, l'avrebbe ammazzata col vino, che gli avrebbe dato una mano anche a tollerare il freddo inatteso di quella notte di marzo poi ricoperta da una nevicata sempre più intensa. Contin...

Tartacronaca nr.15 - Decalogo per la sopravvivenza di una tartaruga in Ungheria

al mercato, cambiare banco ogni giorno: se diventi cliente fisso sei automaticamente da maltrattare e da servire con le mele peggiori e le arance ammuffite. Per una tartaruga, che si nutre di insalata e di frutta,  è un  dramma senza eguali; se vuoi ottenere piena attenzione da un interlocutore locale parla dei tuoi acciacchi, degli incubi che fai la notte o, in generale, LAMENTATI: le tartarughe magiare sono ghiotte di dettagli negativi; riconsidera il tuo modo di pronunciare la zeta, altrimenti non sarai credibile quando ordini la pizza o prendi un treno per Zalaegerszeg; se ami spostarti in fretta, procurati dei trampoli: ti serviranno in metropolitana, per poter superare le persone sulle scale mobili: stanno fermi su entrambi i lati del gradino e si spostano solo venendoti addosso, sbuffando; in caso di pioggia intensa, resta in casa. Se proprio devi uscire, non cercare riparo camminando vicino ai muri dei palazzi. Le grondaie in Ungheria non sono ancora state import...

Tartacronaca Nr.14 - Dal bar: sarà l'aria purificata, ma le città mi fanno male

"Bisogna accettarla così com'è" "Brava, io la accètterei per davvero, in senso letterale!" A parte l'umorismo di dubbio gusto, quello che è avete appena letto non è uno scambio di battute da bar, ma una conversazione sentita in un bar, riportata quasi in diretta dalla sottoscritta, con una differita di appena due minuti. Erano le 10.54 e la tizia dispensatrice di filosofia spicciola da cappuccino stava facendo colazione. A Budapest, dove abito, nessuno fa colazione alle 10.54, al massimo io a lavoro, quando la faccio prima dell'ora in cui gli altri pranzano. A Budapest, per la dirla tutta, non ci sono bar nel vero senso della parola - no, non lo so quale sia questo senso. Se lo scopro ve lo dico - il caffè si beve a sedere, con calma, a tavolino e non al bancone. Quindi vi ho già fatto dedurre che non siamo a Budapest, io e il mio carapace. Resta da capire dove siamo e qui, mentre la donna di prima lascia il locale, interviene di nuovo il barista della...

Tartacronaca Nr.13 - storie della finta fine del mondo e di una tartaruga all'estero

Sono una tartaruga nata non so dove, cresciuta in Italia e ora esule in Ungheria, a Budapest. Vivere all'estero vuol dire essere pronti a tutto, perfino in circostanze tranquille come quando in ufficio ti chiedono se vuoi una determinata cosa e tu non riesci ad afferrare il complemento oggetto, una parola che non  conosci ma hai già sentito mille volte e quella mattina ti hanno fatto i complimenti per i progressi che stai facendo con la lingua, sarebbe un peccato guastare il momento domandando cosa vuol dire proprio quella parola lì che sanno tutti. Allora taci e acconsenti. Un'ora dopo ti trovi sulla scrivania uno dei venti oggetti più improbabili mai distribuiti nella storia degli uffici, sia esso un porta tagliacarte  - esiste, nonostante non conosca nessuno che abbia più di un taglia carte sul tavolo, tra i pochi che ancora lo usano, - o un ricambio di inchiostro per i timbri - a meno di non lavorare all'ufficio brevetti o in una segreteria si sa che una persona m...

Tartauguri e tartascarabocchi della vigilia

Il regalo di consolazione Il regalo che vorrei Il mio Natale e' fatto di neve e scivoloni fino a che non parto per l'Italia e allora e' fatto di tassista ungherese che promette di venirmi a prendere all'aeroporto quando tornero' il 2 pero' va bene che risparmierei ma io il cappuccino con lui non lo voglio prendere - che poi dove lo prenderemmo il cappuccino a quell'ora di notte quando atterra l'aereo da Milano e perche' visto che ho gia' i miei problemi a dormire?! -, e' fatto di aereo che decolla in ritardo e treno da Ostiense che grazie al dio dei treni e' in ritardo e prendo per il rotto della cuffia, e' fatto di controllore comprensivo che mi vende un biglietto invece di regalarmi una multa e di genitori dolcissimi che mi vengono a prendere. E' fatto di corsa a mezze maniche perche' qui' oggi e' caldo, e' fatto di biscotti da incartare perche' io non pago l'Imu, non ho la tv quindi niente ca...

Tartacronaca Nr.12 - Di quando in aereo comprai una fabbrica di giocattoli

L'aereo atterra in anticipo pur essendo decollato in ritardo, come fanno spesso i mezzi di trasporto, solo per far rabbia alla logica. A Budapest ci hanno imbarcati in orario, ma siamo rimasti fermi in attesa di un passeggero che non si trovava. Lo hanno aspettato. Una gentilezza insolita e sospetta: scommetto che se facessi tardi io che sono una tartaruga come le altre dovrei rinunciare al mio volo - volo che è una follia (pensateci, mettete la vostra vita in mano al fato e a uno sconosciuto!) ancor più assurda se si pensa che sono un animale che entra in un aereoplano con tanto di casa e non porta nemmeno il bagaglio a mano! Ad ogni modo lo sconsiderato ritardatario, scampato non so come al linciaggio immediatoalla sua comparsa nel mezzo, vede bene anche di sentirsi male per tutto il tragitto, minacciandoci col sacchetto di carta a ogni lieve scossone del velivolo. "All'arrivo voglio stringergli la mano!" mi propongo, ignara di quanto la mia vita sarà diversa dop...