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Ti amo da zappare

E vabbé insomma ti amo, ora scusa ma ho da andare alla posta, mi chiude tra mezz’ora. Ti amo, non ho bisogno di una trama per raccontartelo. Bella questa, ce ne fossero di panzane così nei cioccolatini! Ti amo virgola, la virgola ci sta bene, basta ci sia un verbo prima e amare è un verbo, a meno che non si parli delle ciliegie.   Tutti lì che amano, amano, amano e nessuno sa che vuol dire (amore, a-ciliegie, amore, amaroni, ti amo anche ad Afragola). “Ciao che fai?” “Amo. Sto amando, non vedi?” “Sì, diciamo di sì, mi fai il pieno, intanto che ami, per favore?” Un poco strano, ma alla fine non è che se ti chiedo “che fai” e mi rispondi “menziono” è tanto più normale, quindi dai accettiamolo, amare, un verbo, un’azione, un percorso. Anzi, facciamo di più, mettiamolo nero su bianco, tutti, dalla nascita. “Buongiorno, lei come si chiama? Nghé anche lei, come quello di prima? Va bene, si vede che va di moda. Intende donare gli organi quando sarà l’ora? E l’amore lei come lo intend...

Perché in un colloquio di lavoro ti fanno solo domande mortificanti

Come mi vedo tra cinque anni  "Come si vede tra cinque anni?" "Mi aspettavo questa domanda ed è per questo che mi sono portata la risposta. Ce l'ho proprio qui, nella valigetta da persona impegnata, insieme alle pallottole di carta che simulano del contenuto." Sfoggio la foto qui al lato, raffigurante una tartaruga d'acqua piuttosto figa che plana in un bel mare blu. "Ecco mi vedo proprio così." "Ah, le piace fare dell'ironia?!" fa l'intervistatore, in bilico tra la domanda e l'affermazione. "Sì, ma non posso, è contro l'etichetta dei colloqui. Proprio per questo mi sono sforzata di dare un riscontro sincero a un quesito preciso come il suo." "Quindi lei aspira a lavorare ai Tropici, è questo che vuole dirmi?" chiede il borghese che veste Armani con la stessa classe di un venditore di coccobello coccofresco in un costume da paggetto medievale. "No, solo che tra cinque anni alla fine di g...

La Posta del C...aso

“Il miglior modo per completare qualcosa è iniziare.” Anonimo Risposta da Rivista Inesistente messaggio inconsistente rinvenuto in un cassetto Gentile Anonimo, non posso che risponderLe completando il Suo illuminato pensiero: Il miglior modo per completare qualcosa, è iniziare...dalla fine. Pensaci, caro Anonimo (posso darti del tu?), secondo te è più difficile prendere e dedicarsi a un'azione qualsiasi o portarla a termine? Come mai capita anche al lettore più accanito di iniziare la otto libri in un mese e non finirne manco uno? Quante persone decidono di prendersi cura di un animale e poi lo abbandonano? Scusami, questo esempio fa troppo male al cuore, modifichiamolo: quante persone decidono di tenere pulita la macchina e poi non la lavano che una volta l'anno?  Fammi un fischio bello forte, Anonimo (posso chiamarti con un diminutivo?...No, non posso) se pensi che il vero problema delle persone sia iniziare una cosa, una qualsiasi come ad esempio: fare la prima...

Il collezionista

Ieri è venuto a trovarmi Martino. La prima cosa che ho pensato è che non lo vedevo da tanto, almeno due giorni, così gli ho detto: "Come sei cresciuto sembra ieri che eri uguale ma più basso!". Martino è quello che si può considerare un vero amico, nel senso più classico del sostantivo: un buono a nulla tutto cuore e poco cervello che, generoso nell'elargire consigli terribili e mai richiesti, si sente autorizzato a fare come a casa sua anche quando gli dici di starsene fermo nell’ingresso due minuti perché vorresti far uscire dalla finestra sua moglie che ti fai di nascosto. Martino, per completare il quadro, ti dice che i capelli ti stavano bene lunghi solo quando ormai li hai tagliati a zero (salvo averti esortato a lanciarti in un cambiamento radicale, la sera prima, dopo l’ottava pinta). Si sa, gli amici capitano, come tutto, in genere. Pensi di aver scelto una camicia, ma in realtà te la sei solo trovata davanti nel momento in cui eri propenso all’acquisto. Così s...

"Turista (a caso) per dieci minuti" O "Ghiaccio 82"

Oggi è arrivato il momento di fare mio uno di quegli esperimenti sociologici che in quanto tali sono validi se considerati come generatori di aria fritta* (NB: se ti metti a leggere le note, o meglio la nota, giacchè di una sola si tratta,  non leggi il resto, pensaci dopo). Devo premettere che mi irritano i turisti, anche tu, quando fai il turista, sappilo che mi irriti. Purtroppo il turismo non è solo una scelta di villeggiatura irresponsabile, omologata e nociva per le destinazioni di tutto il mondo, ma anche una malattia a diffusione endemica. Ciò implica che, presto o tardi, spesso o di rado, tutti siamo turisti, proprio come alle volte tutti, o quasi, siamo raffreddati, infetti, assetati o molesti. Capita a chiunque e non c’è da prenderla alla leggera, perché quando ti coglie un attacco di turismo, volontario o forzato dai familiari, diventi a buon diritto parte della comunità più insopportabile del mondo. Bene, ora che ho espresso con toni moderati la mia lieve intolleranza,...

Tartacronaca in corsa

SPACCIATORE DI CORSA Quando dicono che è una droga intendono dire che dà dipendenza. Evito di specificare che sto parlando della corsa, non vorrei passare per una persona monotematica: spesso parlo anche di quando collezionavo bustine di zucchero o dell'elefante di cartone che provai a costruire con le istruzioni di Famiglia Cristiana, ottenendo un coniglio su una mongolfiera, secondo il parere unanime dell'ospizio do ve dimorava la vicina e tutti i suoi amici, una bella banda che per qualche motivo costituiva il mio intero parco amicizie (mi sono poi resa conto che avrei perso tutti i miei compagni di giochi prima dei miei quindici anni. Per fortuna mi sbagliavo: la signora Tramontana è morta alla rispettabile età di 106 anni, quando ne avevo già 19). Se corressero davvero, saprebbero che non solo dà assuefazione ed euforia, perché anche questo lo considerano, va detto, ma anche produce bellissime allucinazioni, rarefà i pensieri, rende nitide le sensazioni, at...

Tartacronaca di un amore finito

Erano passate da poco le cinque ma era già giorno, essendo ancora autunno, e il chiarore si spandeva sulla condensa notturna colata sopra le stradine del centro di Siena, dove camminavo di buon passo, di buon passo lo aggiungo per lasciare ai lettori il tempo di sospirare al nome della cittadina toscana, mentre questo altro inciso serve a dare qualche secondo di fiato preparatorio in vista del gra nde sospiro che seguirà la menzione di Piazza del Campo, accidenti me la sono bruciata prima di arrivarci. Attraversai piazza del Campo (fate quello che dovete) e pensai che dopotutto alla Torre del Mangia, si chiama così, preferisco quella di Palazzo Vecchio a Firenze, anche se "l'è più bassa", ma entrambe non posso fare a meno di guardarle e lunghe sono le teorie su questo interesse inevitabile per l'occhio, purtroppo inopportune da citare in questa sede. Uno sbadiglio mi fece considerare che forse avrei potuto aspettare mezzogiorno a lasciarlo, non c'era...