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Qualcosa non va, cara?

Pare non sia sempre colpa delle città, quando senti che qualcosa non va. Lo dicevo l'altro giorno a Rognone, un amico mio sempre un po' melanconico. Nella vita ci sono talmente tanti aspetti da valutare, ovunque tu sia, che ci saranno sempre delle cose che vanno bene e altre che vanno male o che non vanno affatto.  Anche se vivessimo in un palazzo d’oro, tra stanze senza pareti,  separate invece da veri alberi con i rami e tutto, le cui sale conciliano la bellezza del mare e la frescura dei boschi di montagna. Pure se a colazione, nella nostra dimora dorata, ci dessero il miglior caffè brasiliano, un brasiliano (ma che scrivo) e una ciotola di fragole cresciute al sole e se in aggiunta dormissimo tra lenzuola di seta leggera sempre fresche di bucato, se sotto casa nostra ci fossero il mare, un lago, un fiume e un'Esselunga: uno per nuotare, l’altro per incanalare la malinconia, il terzo per abbellire la tenuta nel complesso o corrervi vicino, l'ultima perché va ...

Ecco perché trovi dappertutto il nome di quello/a che ti piace e vuoi dimenticare (o le altre parole che ti ossessionano)

"A me per esser stato contumace di non voler Agria veder nè Buda che si ritoglia il suo sì non mi spiace" Ludovico Ariosto, Satire (Satira I, v. 127-129) "Lavali ancora un po', c'è ancora un po' di polpa attaccata alle bucce" "Come scusa?" Luisa, una capigliatura tra le più belle, gli occhi dolci di un micio al buio, la simpatia di una clavicola rotta. "Dico che se ti serve il lavandino fino a mezzogiorno va bene, non sono in ufficio per lavorare, mi piace ammirarti mentre spappoli i mirtilli". "Oh, come sei complicato!" Torto non possono dargliene e d'altronde chi se ne frega di pulire la tazzina del caffè. La deposito su un mobile qualunque e torno alla scrivania, lasciando la mia sveglia collega a macerare la frutta per nutrire il condotto dell'acqua. Mi siedo, riprendo il lavoro da dove lo avevo lasciato: 4500 punti all'ultimo gioco di sopravvivenza. Gareggio contro Gabriele, il mio amico di sempr...

Ti amo da zappare

E vabbé insomma ti amo, ora scusa ma ho da andare alla posta, mi chiude tra mezz’ora. Ti amo, non ho bisogno di una trama per raccontartelo. Bella questa, ce ne fossero di panzane così nei cioccolatini! Ti amo virgola, la virgola ci sta bene, basta ci sia un verbo prima e amare è un verbo, a meno che non si parli delle ciliegie.   Tutti lì che amano, amano, amano e nessuno sa che vuol dire (amore, a-ciliegie, amore, amaroni, ti amo anche ad Afragola). “Ciao che fai?” “Amo. Sto amando, non vedi?” “Sì, diciamo di sì, mi fai il pieno, intanto che ami, per favore?” Un poco strano, ma alla fine non è che se ti chiedo “che fai” e mi rispondi “menziono” è tanto più normale, quindi dai accettiamolo, amare, un verbo, un’azione, un percorso. Anzi, facciamo di più, mettiamolo nero su bianco, tutti, dalla nascita. “Buongiorno, lei come si chiama? Nghé anche lei, come quello di prima? Va bene, si vede che va di moda. Intende donare gli organi quando sarà l’ora? E l’amore lei come lo intend...

Perché in un colloquio di lavoro ti fanno solo domande mortificanti

Come mi vedo tra cinque anni  "Come si vede tra cinque anni?" "Mi aspettavo questa domanda ed è per questo che mi sono portata la risposta. Ce l'ho proprio qui, nella valigetta da persona impegnata, insieme alle pallottole di carta che simulano del contenuto." Sfoggio la foto qui al lato, raffigurante una tartaruga d'acqua piuttosto figa che plana in un bel mare blu. "Ecco mi vedo proprio così." "Ah, le piace fare dell'ironia?!" fa l'intervistatore, in bilico tra la domanda e l'affermazione. "Sì, ma non posso, è contro l'etichetta dei colloqui. Proprio per questo mi sono sforzata di dare un riscontro sincero a un quesito preciso come il suo." "Quindi lei aspira a lavorare ai Tropici, è questo che vuole dirmi?" chiede il borghese che veste Armani con la stessa classe di un venditore di coccobello coccofresco in un costume da paggetto medievale. "No, solo che tra cinque anni alla fine di g...

La Posta del C...aso

“Il miglior modo per completare qualcosa è iniziare.” Anonimo Risposta da Rivista Inesistente messaggio inconsistente rinvenuto in un cassetto Gentile Anonimo, non posso che risponderLe completando il Suo illuminato pensiero: Il miglior modo per completare qualcosa, è iniziare...dalla fine. Pensaci, caro Anonimo (posso darti del tu?), secondo te è più difficile prendere e dedicarsi a un'azione qualsiasi o portarla a termine? Come mai capita anche al lettore più accanito di iniziare la otto libri in un mese e non finirne manco uno? Quante persone decidono di prendersi cura di un animale e poi lo abbandonano? Scusami, questo esempio fa troppo male al cuore, modifichiamolo: quante persone decidono di tenere pulita la macchina e poi non la lavano che una volta l'anno?  Fammi un fischio bello forte, Anonimo (posso chiamarti con un diminutivo?...No, non posso) se pensi che il vero problema delle persone sia iniziare una cosa, una qualsiasi come ad esempio: fare la prima...

Il collezionista

Ieri è venuto a trovarmi Martino. La prima cosa che ho pensato è che non lo vedevo da tanto, almeno due giorni, così gli ho detto: "Come sei cresciuto sembra ieri che eri uguale ma più basso!". Martino è quello che si può considerare un vero amico, nel senso più classico del sostantivo: un buono a nulla tutto cuore e poco cervello che, generoso nell'elargire consigli terribili e mai richiesti, si sente autorizzato a fare come a casa sua anche quando gli dici di starsene fermo nell’ingresso due minuti perché vorresti far uscire dalla finestra sua moglie che ti fai di nascosto. Martino, per completare il quadro, ti dice che i capelli ti stavano bene lunghi solo quando ormai li hai tagliati a zero (salvo averti esortato a lanciarti in un cambiamento radicale, la sera prima, dopo l’ottava pinta). Si sa, gli amici capitano, come tutto, in genere. Pensi di aver scelto una camicia, ma in realtà te la sei solo trovata davanti nel momento in cui eri propenso all’acquisto. Così s...

"Turista (a caso) per dieci minuti" O "Ghiaccio 82"

Oggi è arrivato il momento di fare mio uno di quegli esperimenti sociologici che in quanto tali sono validi se considerati come generatori di aria fritta* (NB: se ti metti a leggere le note, o meglio la nota, giacchè di una sola si tratta,  non leggi il resto, pensaci dopo). Devo premettere che mi irritano i turisti, anche tu, quando fai il turista, sappilo che mi irriti. Purtroppo il turismo non è solo una scelta di villeggiatura irresponsabile, omologata e nociva per le destinazioni di tutto il mondo, ma anche una malattia a diffusione endemica. Ciò implica che, presto o tardi, spesso o di rado, tutti siamo turisti, proprio come alle volte tutti, o quasi, siamo raffreddati, infetti, assetati o molesti. Capita a chiunque e non c’è da prenderla alla leggera, perché quando ti coglie un attacco di turismo, volontario o forzato dai familiari, diventi a buon diritto parte della comunità più insopportabile del mondo. Bene, ora che ho espresso con toni moderati la mia lieve intolleranza,...