Mentre faccio stretching davanti allo specchio della palestra, concentrata sulle mie gambe, provate dalle lunghe corse nel freddo inverno, mi accorgo di non avere abitudini. "Oggi è giovedì" penso. "Stasera farò...non lo so!". Nella mia vita mancano i punti fissi. Ormai non ho più la serata che dedico a quel gruppo di amici e quella in cui esco con gli altri, il giorno del telefilm alla TV e la serata in cui cucino la pizza. Tutto casuale e variabile. Soprattutto sono sempre in città diverse. Mi fermo in un posto giusto il tempo di finire il pacco di biscotti che ho comprato il primo giorno. La mia stabilità in effetti è in disequilibrio. A volte mi sento oberata dalle cose da fare, in altri momenti fluttuo nel mio mondo interiore senza sapere quale sia il mio posto. Dopo anni trascorsi a fare tutto il più rapidamente possibile, senza soste, mi rendo conto di non sapere sfruttare il mio anticipo. Ci sono dei tempi fisiologici che dovremmo prenderci, ma non lo facciamo. Per fortuna, qualcosa l'ho mantenuto. Vado a correre da quando avevo 14 anni. Il fatto di farlo ancora, anche con la pioggia e con la neve, mi rende meno instabile. Devo essere più indulgente con me stessa. Se dovessi parlare a me stessa come ad una figlia, mi direi che quello che provo è normale. Sono alla fine del percorso. D'ora in poi non ci sono più segnali stradali a forma di freccia. Devo capire da sola dove andare. I consigli possono servire, ma anche quando chiediamo indicazioni per strada di solito queste non ci portano dove vorremmo andare e soprattutto se le chiediamo a 3 persone otteniamo 3 risposte diverse. La vera risposta è dentro a noi stessi e non esce a comando. Viene su quando le pare, di solito al mattino.
NB: è tutto inventato a questo mondo. Figurati su questo blog.
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